Da tempo lo slogan è close-to-the-customer, variante anglosassone del nostrano e calcistico taca-la-bala; in modo particolare nell'area business to business, il presidio della catena di distribuzione di prodotti e servizi è sempre più una catena infernale da gestire, che la concorrenza più o meno agguerrita contribuisce a rendere progressivamente rovente.

Un primo snodo riguarda la necessità di essere il più possibile fisicamente presenti presso il site cliente: tecnologie e strutture di supporto sono orientate a sostenere il lavoro di account e venditori quanto più "là-fuori" possibile. Il remote management, così come da qualche tempo viene chiamato presenta tuttavia il limite di produrre buoni risultati in diretta correlazione con le qualità professionali e personali di capi area, capi zona, coordinatori e venditori:funziona cioè se i primi sono capaci di fornire adeguato supporto in modo tempestivo ed efficace, i secondi capaci di reggere anche lunghi periodi di separazione rispetto al team di appartenenza senza perdere "pressione".

Dato che la distribuzione della qualità dei collaboratori concede pochi top-gun e un buon numero di soggetti "normali" (cioè che per un po' ce la fanno poi se non c'è sostegno, perdono pressione) occorre trovare il modo per sostenere adeguatamente i soggetti sul fronte

Un secondo snodo è costituito dalla necessità di adottare "schemi di gioco" sempre più complessi e articolati. I risultati sono fortemente condizionati da:

  • crescente complessità dei sistemi cliente, che richiede abilità e competenze altrettanto complesse per poter produrtre risultati in modo affidabile e continuativo. Account e venditori sono costretti a sviluppare comportamenti basati su una comprensione sempre più ampia e sofisticata delle dinamiche organizzative distintive dei sistemi clienti per poter alimentare correttamente i forecast e ottenere poi i risultati previsti. La necessità di apprendimento continuo, di innovazione, di creatività e di proattività trova possenti freni nella tendenza alla ripetizione degli schemi di gioco noti ed al rifiuto "spontaneo" al cambiamento, di tutti, capi e non capi...
  • crescita costante del livello di integrazione cross-regionale e cross-nazionale: i clienti negoziano a Torino e finiscono per acquistare ad Ancona attraverso un gruppo di acquisto o da un altro soggetto della nostra catena distributiva. Sempre più forte è la necessità di sostenere l'azione di vendita in modo altrettanto integrato, armonizzando tattiche e strategie regionali e nazionali: con le policy ci si riesce, con gli uomini e le donne impegnate sui site clienti è un bel po' più difficile. Dura da estirpare è la sindrome della primadonna, durissimo da sostenere è il teamwork

Nella nostra storia professionale trova conferma di efficacia e di generazione di valore l'azione di presidio, anche attraverso il contributo di specialisti, di

  1. progetto professionale e personale
  2. qualità dei processi di apprendimento per ottenere risultati: individuale, di team, organizzativo
  3. team building e team leading
 

revisione del contratto psicologico e sociale di tutti i soggetti organizzativi

Diffusa è la convinzione che una volta che si è venduto al cliente il meno è fatto: di gran lunga più difficile è vendere poi la vendita all'interno. Il supporto delle altre aree e funzioni aziendali è strutturalmente complesso da ottenere; tra i fattori che rendono la vita davvero difficile, nella interazione con le altre aree organizzative non meno che all'interno della stessa area commerciale e vendite tra front-office e back-office, o considerando le aspettative di buona parte del personale impeganto sul fronte troviamo che anche oggi, nonostante le evidenze, alle organizzazioni (cioè ai capi, ai dirigenti, alle alte direzioni) è fondamentalmente richiesto di soddisfare questo quadro di attese:

  1. protezione
  2. job security
  3. ordinato procedere delle azioni quotidiane
  4. interpretazione del ruolo lavorativo prevalentemente in termini di adempimento
  5. pay off costituito principalmente da stabilità della occupazione lavorativa e vicinanza logistica rispetto all’ambiente familiare
  6. ricompense legate alla attività individuale e NON ai risultati di team e di azienda

dal canto loro le direzioni organizzative, alle prese con una impressionante instabilità di contesto, hanno da tempo riformulato le loro attese nei confronti dei soggetti al lavoro in termini che possono essere così riassunti

  1. Orientamento alla esplorazione (… si trovano più opportunità, e più rischi…) e ai risultati
  2. Competence security, market-ability
  3. Continuo riadattamento flessibile delle variabili
  4. Passione al lavoro, investimento continuo su skill e competenze
  5. Proattività
  6. Ruolo principalmente definito da co-responsabilità diffusa, pressione su obiettivi e risultati che modifica costantemente il perimetro dell’area discrezionale –
  7. Orientamento al mercato ed al cliente
  8. Pay off costituito da continuous learning, teamwork, veloci trasformazioni del job, in coerenza rispetto al progetto personale
  9. ricompense legate ai risultati di team e di azienda

Evidente è la differenza tra i due quadri di reciproche attese; altrettanto evidente è la difficoltà a trovare adeguate risposte alla necessità di ricomporre le attese in un quadro accettabile ed accettato da tutti, indispensabile per poter conservare posizioni sul mercato.

 

motivazione e qualità del clima di lavoro

Un fenomeno assolutamente comune e sino a poco tempo fa generalmente tollerato è il "lamento organizzativo". Ricerche sul clima, survey sulla motivazione ancora prima di evidenziare gap tra come è la situazione rispetto a come dovrebbe essere, fanno emergere le voci di un coro di lamentele. Ci si lamenta di tutto, dei prodotti, dei colleghi, dei capi, dei compensi, della durezza del lavoro, dell'organizzazione (che non c'è mai e non funziona mai come dovrebbe).

Il lamento è ad un tempo una forma della economia della interazione sociale (mettere fuori ciò che fa male dentro), un modo per mantenere una buona immagine di sè (il biasimo non è praticamente mai rivolto a se stessi), una invocazione affinchè qualcuno provveda a ricondurre la realtà verso le aspettative, un modo di incanalare le energie poco costruttivo, una modalità di interazione che drena le energie di chi si sorbisce il lamento. Ed è anche un buon indizio delle modalità e degli stili di gestione dei capi...

Soprattutto ci sembra che esprima la difficoltà ad apprendere e a cambiare, ancorandosi ad un passato che non c'è più o a vane e irrealistiche attese; insieme a questo vediamo compromessa la capacità di alimentare realistiche speranze che sostengano nell'agire quotidiano verso il raggiungimento dei risultati possibili: il che si traduce in risultati minori di quelli che potrebbero essere.

La qualità della azione dei capi risulta, naturalmente, l'elemento centrale, capace di neutralizzare gli effetti demotivanti delle difficoltà nel raggiungere gli obiettivi (e oggi nessuno li raggiunge facilmente...) o di sistemi di incentivazione che, per ragioni storiche o di mercato, non ricompensano adeguatamente i risultati individuali più brillanti.

Una recente survey sulla motivazione (vedi report in area riservata) che abbiamo condotto in una azienda ci ha messo di fronte un quadro che ancora una volta conferma la necessità e la opportunità di sostenere i capi nel elaborare forme ancora più efficaci di gestione di

  1. team building e team leading
  2. progetto professionale e personale
  3. qualità dei processi di apprendimento per ottenere risultati: individuale, di team, organizzativo

 

 
le azioni possibili

Affermare che disponiamo dei rimedi e delle risposte a questi intrecci di variabili sarebbe evidentemente eccessivo e irrispettoso della specifica complessità distintiva di ogni organizzazione; possiamo di certo affermare che il lavoro di ricerca, di progettazione e di azione professionale di questi anni ha dato i suoi frutti, e che possiamo essere di valido aiuto nel fronteggiare queste difficoltà. Le forme della azione specialistica di supporto dipendono evidentemente dalle variabili locali, che devono essere accuratamente riconosciute e integrate nel progetto di intervento; rimandiamo per alcuni primi approfondimenti ai temi della consulenza, che non a caso riflettono i punti nodali qui accennati.

In questi anni abbiamo potuto apprezzare l'efficacia di forme di intervento specialistico che sono le risultanti di una lunga pratica professionale, continuamente sottoposta a revisione, oggi riassunte sotto il titolo di Team Coaching e Personal Coaching.

Per approfondimenti è possibile rivolgersi a

Claudio Allievi
Antonella Alzani
Ugo Bonora

anche chiamando il numero verde 800 466 445

 
 

Le sfide delle Alte Direzioni trovano evidentemente una specifica declinazione all'interno di ogni area organizzativa: il rapporto con il mercato, da almeno 50 anni è al centro delle attenzioni delle organizzazioni produttrici, e su questo fronte continuiamo a trovare i Direttori Commerciali ed i Direttori Vendite sempre più impegnati sulla questione centrale della necessità di cambiare passo, con particolare riferimento a:

  1. qualità del presidio della relazione con i clienti
  2. revisione del contratto psicologico e sociale di tutti i soggetti organizzativi
  3. motivazione e qualità del clima di lavoro
  4. ...quali supporti per l'azione

Area Aziendale

LE SFIDE DELLA DIREZIONE COMMERCIALE E VENDITE