committment di dirigenti e quadri
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La pressante richiesta a dirigenti e
quadri di interpretare in modo proattivo e appassionato il loro ruolo
sembra non conosca eccezioni; parlando di dirigenti e quadri parliamo
di soggetti portatori di qualità e capacità speciali,
di soggetti che per definizione agiscono efficacemente in diretta relazione
alla qualità dell'uso del loro spazio discrezionale.
Sono quindi correttamente individuati come professional, soggetti contrattuali
che contribuiscono al successo organizzativo attraverso saperi che non
sono mai del tutto codificabili ed esplicitabili, saperi e abilità
che ricadono sotto il loro totale controllo; a partire da qui prendono
senso le attenzioni verso le concrete testimonianze di sintonia rispetto
al quadro dei valori espliciti ed impliciti che contraddistinguono la
specifica organizzazione, gli equilibrismi e le acrobazie delle Alte
Direzioni per riuscire ad impiegare le variegate forme e sostanze del
know-how manageriale senza cadere nelle tagliole classiche della relazione
con i professional, tutte riconducibili, in ultima analisi, ad una sottostima
o sovrastima del valore del loro contributo professionale.
Nella nostra storia professionale trova conferma di efficacia e di
generazione di valore l'azione di presidio, anche attraverso il contributo
di specialisti, di:
- progetto professionale e personale
- qualità dei processi di learning: individuale, di team, organizzativo
- team building e team leading
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revisione del contratto psicologico e sociale
di tutti i soggetti organizzativi
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Pressochè tutte
le organizzazioni sono attraversate dagli effetti di una crisi iniziata
oramai da un decennio, crisi che ha riguardato e riguarda il fondamento
psicosociale della organizzazione del lavoro, cioè la tenuta
dell'assetto di dipendenza delle relazioni tra i ruoli, indispensabile
alla "razionalità" dell'azione organizzativa.
L'assetto di dipendenza è stato chiesto dalle
organizzazioni del lavoro ed assunto da chi lavora sulla base di una
disposizione antica degli esseri umani, disposizione che ha sostenuto
sin dagli albori dell'umanità la costituzione di gruppi e di
comunità. La prevalente caratteristica critica, accettata in
modo per lo più inconsapevole, del lavoro dipendente così
come abbiamo potuto ripetutamente osservare nel corso degli anni, è
costituita dallo scambio di obbedienza a fronte di sicurezza.
Anche oggi, nonostante le evidenze, alle organizzazioni
(ai capi, ai dirigenti, alle alte direzioni) è fondamentalmente
richiesto di soddisfare questo quadro di attese:
- protezione
- job security
- ordinato procedere delle azioni quotidiane
- interpretazione del ruolo lavorativo prevalentemente
in termini di adempimento
- pay off costituito principalmente
da stabilità della occupazione lavorativa e vicinanza logistica
rispetto all’ambiente familiare
dal canto loro le direzioni organizzative, alle prese
con una impressionante instabilità di contesto, hanno da tempo
riformulato le loro attese nei confronti dei soggetti al lavoro in termini
che possono essere così riassunti
- Orientamento alla esplorazione (… si trovano
più opportunità, e più rischi…) e ai risultati
- Competence security, market-ability
- Continuo riadattamento flessibile delle variabili
- Passione al lavoro, investimento continuo su skill
e competenze
- Proattività
- Ruolo principalmente definito da co-responsabilità
diffusa, pressione su obiettivi e risultati che modifica costantemente
il perimetro dell’area discrezionale –
- Orientamento al mercato ed al cliente
- Pay off costituito da continuous learning, teamwork,
veloci trasformazioni del job, in coerenza rispetto al progetto personale
Evidente è la differenza tra i due quadri di
reciproche attese; altrettanto evidente è la difficoltà
a trovare adeguate risposte alla necessità di ricomporre le attese
in un quadro accettabile ed accettato da tutti. |
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motivazione e qualità del clima di lavoro
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Evidenti le connessioni
ai punti precedentemente indicati ed a quello successivo, nella direzione
in cui consideriamo la motivazione al lavoro un effetto del gioco delle
variabili organizzative; da tempo le indagini, più o meno ingenue,
di clima organizzativo e sul livello motivazionale restituiscono dati
poco confortanti.
Anche se abbiamo sempre accolto il riferimento alla
auto-motivazione come frutto di ingenuità concettuale che cela
in parte il tentativo di "esportare" questa difficile questione
nell'area della singola persona (se è automotivata, bene, senò
son fatti suoi), tuttavia è certo che esiste una dimensione della
motivazione al lavoro fortemente legata alla storia ed al destino di
ciascuno, per ciascuno diversamente configurata.
Da un lato è indubbia l'influenza delle variabili
organizzative, hard e soft, ed in particolare si rivela costantemente
cruciale la qualità della azione dei capi nel dipanarsi di tutta
la vita lavorativa, dal momento della entrata nella organizzazione sino
a quello della uscita; dall'altro, altrettanto possente è l'effetto
generato da ciascun singolo nel realizzare quello che, consapevole o
meno, è il disegno del progetto di ciascuno.
Per l'un lato e per l'altro ci sembra che si aprano
qui, benchè ancora sullo sfondo delle riflessioni sui funzionamenti
organizzativi, due questioni spinosissime
- la prima consiste nella revisione delle modalità
e della profondità a cui è necessario giungere nell'attivare,
fondare e sostenere legami fiduciari fecondi, all'interno ed all'esterno
della organizzazione
- la seconda riguarda la consapevolezza individuale
e collettiva, di star servendo, in ogni istante, una più ampia
comunità (mercato, clienti, società civile e politica...)
Sono entrambe cruciali per poter dare respiro e alimento
ad un tipo di impegno, individuale e collettivo, che possa simultaneamente
tenere in conto la reponsabilità di occuparsi dell'"ambiente
organzzativo" condiviso e della irrinunciabilità della non
meno importante responsabilità di ciascuno nei confronti del
proprio progetto professionale e personale. |
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teamwork ad ogni livello e in ogni area organizzativa
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Considerando l'attuale
orizzonte comune a tutte le organizzazioni produttrici di beni e servizi,
indipendentemente dal disegno organizzativo adottato, indispensabile
è il ricorso alle abilità e competenze necessarie a costituire
efficaci team, ad ogni livello organizzativo.
Così dicono tutti, e non c'è ragione
per cui anche noi non ci uniamo al coro unanime; senza tuttavia dimenticare
di riportare che pur a fronte di tanto clamore e clangore in favore
del team seguito da un buon numero di suffissi: creating-building-working-leading-coaching-empowering
per citarli quasi tutti, e a fronte di considerevole offerta e acquisto
di tecniche-trucchi-tips&tools-indoor/outdoor, le dinamiche lavorative
ci sembrano essere rette da forme di lavoro di gruppo che rimandano
insistentemente al io-comando-voi-obbedite.
Saltiamo a piè pari le evidenti contraddizioni
che si generano quando mettiamo questo in correlazione con le dichiarate
attese che i teamworker siano contributivi e proattivi; a questo punto
ci sembra del tutto ovvio collegare questo fenomeno agli effetti persistenti
delle dinamiche relative ai punti precedentemente indicati.
Con questo non sosteniamo affatto che il fenomeno teamwork
sia una variabile dipendente dalle tre precedenti; sosteniamo qui che
è impossibile ottenere team performanti senza agire consapevolmente
sulle altre variabili. Occorre cioè occuparsi delle condizioni
entro cui può attivarsi un efficace lavoro di team, e le precedenti
sono rapportabili alle condizioni necessarie e non sufficienti.
Oltre a questo c'è uno specifico ambito di saperi
che può essere sviluppato: nella nostra esperienza è risultato
illusorio il tentativo di ricorrere a questi saperi specialistici per
la costruzione e conduzione dei team senza por coerentemente cuore e
mano alle variabili di contesto e di ambiente organizzativo. |
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| le
azioni possibili |
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